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#barbera2 – Quando nelle vita ci vuole passione.

Sarei voluto tanto esseri, a #barbera2 perchè questi amici li avrei voluto conoscerli dal vivo.

Perchè i social sono strumenti potenti e amplificano emozioni, ma guardare negli occhi e vedere il sorriso delle persone non è uguale a un tweet.

Li prendono per matti questi appassionati di vino ma io, nel mio piccolo, li capisco.

Sono uno qualunque che fa un lavoro qualunque ma che per scelta ha deciso di vivere in campagna senza aver mai saputo nulla di coltivazioni.

Cinque anni fa ho impiantato la mia piccola vigna per provare a creare il mio vino, finora con risultati disastrosi, ma non importa.

L’importante è lavorare con i giusti ritmi, assecondando la natura, rispettandola, tememendola.

E quando guardo mia nipote che accarezza un grappolo e mi chiede se quello diventerà il vino di zio capisco il senso della vita.

Questi amici matti, Gianluca @gianlucamorino e quella forza della natura gentile che è Monica @wineup mi hanno sempre trasmesso questo.

Nella vita, senza passione, non si vive.

All’anno prossimo ;)

Senza dimenticare gli amici @toccodizenzero @cromobox @tirebouchon @StefanoCalosso @Alcheringia @eticavitis @natashaterhaar e tutti quelli che adesso mi sto dimenticando… perchè sono vecchio :) [edit li aggiungo come me li ricordo ;) ] @augulea @cascinagilli @saravinicarbone @filipporonco

Una città che non vuole crescere.

Una città, la mia, Cagliari.

Ci sono nato, partorito dalla polvere bianca e dal sale,

dal profumo di alghe e di pietra scottata dal sole.

Ci ho vissuto, legato dalla sua borghese pacatezza,

dalla sua bellezza,

dalla sua comodità soporifera.

Sto tentando disperatamente di farla crescere, svegliare,

lasciare la sua indolenza adolescenziale per diventare adulta.

Lo faccio ogni giorno, con le persone,

con il lavoro,

con la testardaggine tipica dei sardi.

Ma è difficile vincere l’ottusità della gente,

il non capire che i compromessi li pagano i nostri figli.

Continuo a combattere,

per non essere complice.

Anno nuovo, blog vecchio

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Ogni fine anno penso al tempo che è passato,

ai traguardi che voglio raggiungere,

alle speranze che sono state vanificate dal fato

o dalla mia ragione.

Penso a cosa sono diventato, in questi 6 anni di blog.

Di un blog nato per scherzo,

per appuntare pensieri sparsi,

confrontarsi con altri pensieri sparsi,

per essere presenza attiva in una rivoluzione di comunicazione.

Poi.

Poi, invece, mi ritrovo ad aver perso la voglia,

gli stimoli,

l’entusiasmo di scrivere con una certa frequenza,

preso da altri mezzi,

più veloci,

più coinvolgenti.

Sono passato al fastpost,

dove i pensieri li appunto su twitter,

più per il confronto con gli altri che per me stesso.

Qui prendevo concetti, idee, quadretti,

che una volta attirata la mia attenzione

forgiavo con la fantasia perchè rimanessero nel mio diario.

Twitter ha il vantaggio della comodità,

ma non permette il giusto tempo per sedimentare i concetti

e renderli adulti e solidi.

Per questo, per quanto un po’ trascurato,

questo blog non lo abbandono.

Rimane un luogo di calma,

dove nella quiete di un nuovo articolo,

nella trepidante attesa di una bozza,

nella ricerca di una giusta immagine,

i miei radi pensieri posso trovare lo spazio adeguato

per esprimere concetti, magari anche banali,

ma ponderati.

Il mio augurio per il mio anno nuovo non è

poter continuare a  scrivere qui dentro,

ma avere cose da scrivere.

Condividere la mia vita,

non vivere per condividerla.

Buon anno.

C’è una vita là fuori.

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Una vita di tramonti e suoni,

rumori,

sapori,

profumi.

E di sguardi,

occhi negli occhi.

Finchè adsl non vi separi.

Social: ci stupiamo, ma è sempre stato così.

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Scriviamo, sempre di più,

mettendo la  nostra  streaming life a disposizione di tutti,

vivendo per poter condividere

e non per il contrario,

in un turbinio di eventi concatenati da post.

Mancano i silenzi, le pause, gli attimi di riflessione.

In un mondo vorticoso e votato alla dimostrazione dell’esserci,

manca la possibilità dell’assenza e del non esserci.

Abbiamo perduto le pause,

sostituite da un ronzio di fondo:

il respiro insignificante del mondo.

Name Vs. Nickname: viaggio tra l’Essere e l’apparire nell’era di Facebook e Google.

“Inizio dalla fine: Internet è fatto di persone, ed è per questo che mi piace. Amo esprimere me stesso, e lo faccio nella vita di tutti i giorni, nel mio bar, con mia moglie, al lavoro, in strada. Internet è il mio strumento, la mia protesi in lettere, dove poter esprimere concetti deumidificati dalla patina fradicia della vita. Perchè, però, non con la mia faccia? Perchè viviamo in un mondo drogato dall’apparenza, dove le persone vengono giudicate per la doratura superficiale, senza mai poter affondare il coltello nella carne della loro anima. Mi piace poter pensare al mio interlocutore per l’immagine che io mi faccio di lui, solo in base alle sue parole. Sono queste parole che mi nutrono, che istigano in me concetti repressi nella quotidianità, che esplodono in tweet blue. Ho amato tanto, nella mia infanzia, i personaggi di fantasia, e creavo mondi abitati da personaggi meravigliosi, in luoghi esotici e fantastici. Oggi questi personaggi sono followers, che scatenano la mia fantasia di bambino. Non interessa chi c’è dietro un avatar, ma quello che la mia anima ci legge dentro. Così come per le persone nella vita carnale, per capire un tweeter c’è bisogno di conoscere, parlare, discutere e il nostro involucro è un impiccio, quasi sempre. La vita digitale non è vita artefatta, di gente che propone una vita fantasiosa e inventata: la timeline propone il vero reality della vita, gente che mette se stessa, anche se non ci mette la faccia. Amori, sapori, cazzeggiatori, poeti, musicisti e dementi ed attori: c’è un universo di gente che ti mette il cuore in mano, anche se non sanno chi sei. Forse proprio per quello. E scopri che l’uomo è capace di elevarsi vicino a Dio o a guardarsi nelle mutande del suo io. Ma scopri l’anima, pulsante, vivida, reale. L’anima reale del mondo digitale. Ma (ed esiste sempre un ma) essere anonimo non mi permette di condividere le gioie di un caffè con un tweeter, o di gioire per un riconoscimento, che sia un RT o un premio. La mia paura è scoprire, nel momento in cui conoscerete il mio volto, la mia vita normale, di uomo normale, che dice cose normali, che l’incantesimo si rompa per sempre. E’ dura, durissima, a volte, ma il gioco vale la candela, secondo me. Essere un occhio blu è quello che voglio, adesso. Perchè in un mondo duro e votato al successo e al danaro, il mondo di fantasia va preservato. La mia favola deve continuare. La mia favola blu”

Acquisizione a schermo intero 14102010 134301.bmp

da http://www.pragmatiko.it/ Name Vs. Nickname: viaggio tra l’Essere e l’apparire nell’era di Facebook e Google.  http://yoc.to/176 @MatteoBianx

Miglior tweeter 2010 e Tweeter più esperto – Il senso di questi premi.

Scrivo con i bit, da sei anni in digitale sul blog e da un anno su twitter.

Trascinato da una vita caotica e con sempre meno tempo per sedimentare i pensieri, ho trovato in twitter il modo di poter fissare sulla timeline della mia vita gli appunti più interessanti.

E’ iniziato per gioco, come ogni cosa, e mi son trovato a condividere la mia vita e le mie passioni con gente come me.

Gente eterogenea, spontanea, con nel cuore concetti profondi e interessanti, o cazzeggio ingenuo e disarmante.

Questo interagire ha assunto una dimensione imprevedibile e appagante, con la giornata scandita da pensieri e confronto, risate e sofferenza, partecipazione.

Ho conosciuto un mucchio di gente che mai avrei potuto incrociare, ho scoperto storie, anime, campagne sociali, personaggi, giovani e vecchi, pazzi, mitomani, religiosi, enologi, cuochi, fotografi, cantanti, attori, deejay,  artisti e qualche persona normale..

Storie, tante, interessanti, che se fossi uno scrittore avrei materiale per venti libri.

Potrei tentare di  catalogare tutta queste persone, ma è impossibile.

Siamo tutti diversi e desiderosi di comunicare, per crescere, per essere uomini.

Questo è il senso dei social, che siano un blog con un commento o un account twitter con migliaia di contatti.

Il senso è: concetti che facciano pensare.

Ringrazio ogni cervello che è passato a farmi visita,

ogni lettera pensata che mi è stata rivolta,

segno di una parte del proprio tempo e della propria anima rivolta a conoscermi meglio.

Ringrazio perchè senza questi pezzettini di donne e uomini non avrei vinto questo premio che prendo per quello che è:

l’attestato della vostra stima, una vostra pacca sulla mia spalla, un sorriso, una stretta di mano.

Grazie.

P.S.: Voglio ringraziare chi ha organizzato i #tweetawards , persone speciali con cui ho mosso i primi passi su twitter.

Ringrazio inoltre  tutti quelli che ho avuto modo di conoscere in questi mesi ;)

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http://tweetawards.tumblr.com/

Itaglia di tagli e frattagli.

stupid[1]

Svegliarsi in un paese che non vuole svegliarsi,

sentire di tagli, ritagli, frattaglie e quaglie,

e gli unici polli da spennare siam noi,

noi a cui attaccano il carro, e tiriamo come buoi,

questa sgangherata Italia traballante,

guidata da gente disonesta e  ignorante,

che non trova di meglio da fare,

che ridere e telefonare,

rifatti, spogliati,  depilati e contenti,

siamo proprio pronti: un popolo di dementi.

La forza di una comunità, ovvero come è nato il virale [#noalbavaglio]

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Basta un’idea.

Un tweet, buttato lì, senza tante pretese.

[Sarà l'ultima volta in cui potrete far finta di nulla? Un triangolo giallo nell'avatar per dire #noalbavaglio RT please]

e un germe insignificante prende forma

e assume un volume e una forza dirompente.

Questo è successo con #noalbavaglio su twitter.

Una fascetta gialla e la voglia di protestare,

educatamente, garbatamente.

Poi grazie a Nicola Favero e al suo a#twibbon (http://twb.ly/c8S7A0)

diventa un’alluvione di fascette gialle e centinaia di presone ci mettono la faccia.

Non servirà a nulla, forse.

Ma servirà a far capire che, se si vuole, siamo tanti.

E possiamo decidere,

ricordandocene alle elezioni.

Questa è la democrazia.

Angelo digitale.

ANGELO

Basta una parola, a volte,

che squarcia l’oscurità quotidiana,

inondandola di lampi di luce,

e donando nuove prospettive al mondo.

E’ un pensiero, un sorriso, un’idea, una canzone,

un fiore.

O una persona che conosci in digitale,

che non sai com’è fatta,

se ha due gambe, due occhi, seni grandi.

Sai però che ha il cervello,

che ha il cuore.

Ed è con quello che dalla notte dei tempi,

comunichiamo.

Con il tuo amore,

con il tuo Dio,

con un’angelo digitale.